Con un emendamento la Commissione Ambiente della Camera vota il superamento della Legge Obiettivo. Una riflessione di Anna Donati.

ottobre 2, 2015

Anna-Donati
Per l’importanza dell’argomento, riprendiamo un contributo recentissimo di Anna Donati relativo all’approvazione in Commissione Ambiente alla Camera del superamento della Legge Obiettivo.
“Finalmente un autentico passo in avanti per la cancellazione della Legge Obiettivo: la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha votato un emendamento a prima firma Realacci (presidente della Commissione e storico ambientalista) che prevede “l’espresso superamento” della legge 443/2001 nell’ambito della Legge Delega per la completa riscrittura del Codice Appalti.
Nella seduta di Commissione era presente anche il Ministro Delrio, che in diversi interventi aveva auspicato il superamento di una norma inefficace ed inefficiente e che ha espresso parere favorevole all’emendamento.
Da mesi Il Parlamento sta discutendo il recepimento di tre direttive europee ( n. 23/14, 24/14 e 25/14) in materia di appalti e concessioni e la revisione completa del Codice Appalti del 2006. Il testo contiene una Legge Delega che dà la facoltà al Ministro Delrio di recepire le tre Direttive entro il 18 aprile 2016 e di riscrivere il codice appalti entro il 31 luglio 2016.
Il testo è stato già approvato dal Senato e contiene senza dubbio molte cose utili ed opportune, come il potenziamento dell’Autorità Anticorruzione, una stretta sulle varianti e la centralità del progetto, la riduzione delle stazioni appaltanti, l’incremento dei poteri di vigilanza pubblici sul contraente generale, un incremento del sistema di messa a gara delle opere delle concessionarie. (anche se dal 100 per cento di messa a gara già fissato dal Senato, la Commissione della Camera ha abbassato ad 80 per cento). Cosi come la norma sulle concessionarie, gare e rischio operativo ancora non va bene, per indurre gare e trasparenza nella gestione. Ora con l’inserimento alla Commissione Ambiente della Camera del criterio per il superamento della Legge obiettivo, il testo viene migliorato, grazie anche al prezioso lavoro di tessitura e riscrittura della relatrice Raffaella Mariani.
Il testo approvato è piuttosto articolato e completo: oltre al superamento della Legge obiettivo 443/2001 prevede anche l’aggiornamento del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica del 2001, la riprogrammazione delle risorse alle opere sulla base dei criteri individuati nel “Documento Pluriennale di pianificazione (DL 228/2011)” nonché l’applicazione delle procedure di valutazione ambientale strategica (VAS) e di Valutazione di impatto ambientale (VIA).
L’ultima parte del testo prevede “norme transitorie per gli interventi per i quali vi siano obbligazioni giuridiche vincolanti” e la ridefinizione della “famosa” struttura tecnica di missione del Ministero.
Come dire che la strada per uscire dalla legge Obiettivo non sarà semplice, dato che ormai parliamo di una mostruosa lista di 419 opere per un valore di 383 miliardi, di cui decine di opere hanno già il progetto definitivo e spesso anche il soggetto realizzatore (Concessionarie, RFI, Anas, imprese private). Del resto anche la prima selezione adottata dal Governo nell’ambito del DEF per 25 opere prioritarie contiene diversi progetti sbagliati come la TAV Milano-Genova e la Torino Lione, le autostrade Pedemontana Lombarda e quella Veneta.
Come dire che se un primo passo importante è stato fatto, la strada da percorrere è lunga e carica di insidie. Come ci dimostra il voto recente dell’Aula della Camera preteso da NCD per riaprire il dossier sul Ponte sullo Stretto di Messina, una delle opere simbolo della Legge Obiettivo di Berlusconi.
La vigilanza continua dunque perché la cancellazione della Legge Obiettivo diventi una solida realtà.”

The Flyvbjerg proposal: 88 scienziati chiedono al G20 di sottoporre a verifica indipendente i progetti di infrastrutture, per un valore di 80.000 miliardi di dollari

marzo 23, 2015

88 tra i migliori scienziati, ambientalisti e opinion leader stanno sollecitando i capi delle Nazioni del G20 ad adottare quella che chiamano “la proposta di Flyvbjerg” nel ripensare la spesa di 80.000 miliardi di dollari in infrastrutture industriali, quando si incontreranno in Turchia infrastrutturequest’anno. In particolare, essi dicono:

“l sottoscritti individui ed organizzazioni esortano le nazioni del G20 a:

1) ripensare la spesa proposta di 80.000 miliardi di dollari in infrastrutture industriali, alla luce degli ultimi sette decenni e di un tasso di fallimento del 90 per cento di tali progetti, per fornire accurate stime dei costi, tempi di realizzazione e previsioni dei benefici.
2) adottare la proposta di Flyvbjerg per correggere questo errore: nominare un organismo indipendente per confrontare qualsiasi progetto di infrastruttura proposta con i dati storici di progetti di questo tipo e dimensioni, riguardo alle stime dei costi, i tempi di realizzazione e le previsioni dei benefici. Non sostenete i progetti che risultano al di fuori del range storico.
3) programmare l tempi della riunione annuale del 15-16 novembre in Turchia per discutere significative modifiche al modello economico nella direzione che abbiamo evidenziato.”
Vedi la lettera al Presidente delle Nazioni del G20, qui: http://bit.ly/1xt3HwG

Articolo sul sito web Mongabay, qui: http://bit.ly/1MFPuFq

Fonte: pagina Facebook del prof. Bent Flyvbjerg

La mobilità ciclabile può creare almeno 76.600 posti di lavoro e salvare 10.000 vite ogni anno nelle principali città europee

aprile 18, 2014

dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

(Traduzione in italiano del comunicato stampa dell’OMS del 14 aprile 2014. Poichè il c.s. è stato emesso in inglese, francese, tedesco e russo – ma non in italiano, ho pensato di tradurlo, allo scopo di far girare anche in Italia queste considerazioni, che già da tempo circolano nell’ambito dei sostenitori della “mobilità nuova”, sui benefici economici della mobilità ciclabile e l’urgenza di interventi anche da parte dei pubblici amministratori. Ovviamente la traduzione non è ufficiale).

Oltre 76.000 persone sarebbero impiegate nel settore del trasporto ecologico e sano ogni anno e 10.000 vite sarebbero salvate se le principali città europee (1) raggiungessero la quota modale di mobilità ciclabile di Copenhagen. Questa è la conclusione di un nuovo studio pubblicato oggi dall’UNECE e dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Europa.
Per la prima volta, lo studio “Unlocking new opportunities: jobs in green and healthy transport” (2) stima che investire in “trasporto ecologico e sano” non ha solo effetti positivi sulla salute e sull’ambiente, ma è anche economicamente redditizio.

Trasporti, salute e ambiente si incontrano a Parigi.

Questi nuovi risultati vengono presentati in occasione del quarto Meeting ad alto livello per i trasporti, la salute e l’ambiente, organizzata dall’UNECE e dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Europa e ospitata dalla Francia. Dal 14 al 16 aprile 2014 i ministri europei dei trasporti, della salute e dell’ambiente si riuniscono a Parigi per affrontare il tema di come, tramite politiche di trasporto innovative, si possano creare non solo una società più sana e sostenibile, ma anche nuovi posti di lavoro.
“Un sistema di trasporti efficienti è essenziale per il funzionamento delle economie moderne. Tuttavia, i trasporti possono danneggiare notevolmente l’ambiente e la salute. Ecco perché auspichiamo una dichiarazione di Parigi coraggiosa, che solleciti investimenti governativi per trasporti compatibili con l’ambiente e la salute”, afferma Zsuzsanna Jakab , direttore regionale OMS per l’Europa. “I benefici di questi investimenti sono enormi e comprendono nuovi posti di lavoro e persone più sane, grazie ad una maggiore attività fisica, meno feriti in incidenti stradali, meno rumore e una migliore qualità dell’aria.”
“I trasporti, la salute e l’ambiente formano un intreccio dinamico di vitalità e mobilità nelle nostre città, e rappresentano una sfida formidabile per la sostenibilità, ma anche grandi opportunità per una migliore qualità della vita”, dichiara Eva Molnar, Direttore della Divisione Trasporti dell’UNECE, parlando su incarico di Michael Møller, segretario esecutivo dell’UNECE. “Il quarto Meeting ad alto livello invita gli Stati membri, la società civile e le autorità locali e regionali a sostenere la visione futura di THE PEP [Programma paneuropeo Trasporti , Salute e Ambiente]: ‘Mobilità e trasporti compatibili con l’ambiente e la salute per una esistenza sostenibile per tutti'”.
(1) I calcoli si riferiscono a 54 grandi città in Europa e 2 in America settentrionale, cioè nei paesi che appartengono all’ambito di attività dell’Ufficio Regionale OMS per l’Europa e della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE) (cfr. tabella 1).
(2) Unlocking new opportunities: jobs in green and healthy transport. (Aprire nuove opportunità: posti di lavoro nei trasporti ecologici e compatibili con la salute) Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2014 (http://www.euro.who.int/unlocking-jobs-in-healthy-transport)

I costi dei trasporti rischiano di annullarne i benefici.

I trasporti forniscono posti di lavoro, danno accesso alle attività ricreative e assicura le condizioni per le attività economiche. D’altra parte, i costi complessivi causati dagli impatti dei trasporti sull’ambiente e sulla salute possono arrivare fino al 4 % del prodotto interno lordo (PIL) di un paese. Secondo i dati più recenti, l’inquinamento dell’aria esterna nella Regione europea dell’OMS, in gran parte causato dal traffico, è responsabile di circa 500 000 decessi all’anno. A causa degli incidenti stradali muoiono prematuramente ogni anno 90 000 persone. Quasi 70 milioni di persone sono esposte a eccessivo rumore stradale. I trasporti contribuiscono col 24 % alle emissioni totali di gas serra in Europa e Nord America. Col fatto di scoraggiare l’attività fisica , i trasporti contribuiscono a quasi 1 milione di morti premature all’anno.

Il settore del trasporto pubblico: un importante datore di lavoro locale

La capitale danese, Copenhagen, è uno dei leader per la mobilità ciclabile in Europa: è paragonabile solo a Amsterdam nei Paesi Bassi. Di tutti gli spostamenti in città, il 26 % è effettuato in bicicletta. Questa quota è molto più elevata che in molte altre città della regione. Una semplice metodologia ha stimato che 76 600 nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati se una grande città in ogni paese raggiungesse la stessa quota modale di mobilità ciclabile di Copenhagen. Le persone sarebbero impiegati localmente nella vendita e manutenzione di biciclette, nella fornitura di abbigliamento e accessori per ciclisti, nello sviluppo delle città e in nuovi sistemi di mobilità; questo contribuirebbe a ridurre le emissioni di gas serra e i rischi per la salute e andrebbe a sostenere l’economia locale (Tabella 1).

Tabella 1. Risultati potenziali dell’aumento della modalità ciclabile nelle grandi città
Paese Città Popolazione Quota della modalità ciclabile sul totale (%) Stima del numero di posti di lavoro legati alla ciclabilità Numero potenziale di nuovi posti di lavoro creati Differenza in vite salvate

Tabella 1
tab 2
tab 3

a) Quota modale stimata – probabilmente sovrastimata.
b) Nessun ulteriore posto di lavoro o altre vite salvate sono previsti per Amsterdam, poichè la sua quota modale di mobilità ciclabile è già superiore a quella di Copenhagen.

THE PEP – una piattaforma politica unica.

THE PEP, gestito congiuntamente dall’UNECE e dall’Ufficio regionale per l’Europa, affronta questioni fondamentali del modo migliore per muoversi in città. Un’altra pubblicazione lanciata a Parigi, From Amsterdam to Paris and beyond, (3) presenta i casi di successo provenienti da paesi europei nell’ambito del PEP negli ultimi cinque anni.
• France Vélo Tourisme ha avviato un programma di cicloturismo tramite un sito web per pianificare le vacanze in bicicletta, guide per il cicloturismo, la promozione di servizi e l’armonizzazione della segnaletica stradale.
• Con l’iniziativa austriaca “klimaaktiv mobil” si è riusciti a ridurre di circa 570 000 tonnellate le emissioni di anidride carbonica ogni anno durante il periodo 2007-2012 grazie a progetti di mobilità ecocompatibili, e 5600 posti di lavoro verdi sono stati creati o salvati .
• La Svizzera ha ridotto di quasi il 14 % il trasporto di merci pesanti su strada tra il 2000 e il 2012 per proteggere la regione alpina e la salute dei suoi abitanti.
• La Lituania ha diminuito le vittime di incidenti stradali del 58 % dal 2001, il terzo miglior risultato tra i paesi dell’Unione Europea. Ciò è stato possibile grazie a migliori controlli stradali, la formazione degli automobilisti e il miglioramento delle infrastrutture.

La Dichiarazione di Parigi richiede una salute migliore e una maggiore equità economica e sociale.

Con la Dichiarazione di Parigi, i paesi europei stanno creando una nuova visione di mobilità e trasporti ecologici e compatibili con la salute, per creare condizioni di vita sostenibili per tutti, collegando la promozione della salute e della sostenibilità alla equità economica e sociale. Tutto ciò viene supportato da nuovi strumenti ed obiettivi, tra cui:
• una nuova priorità per integrare gli obiettivi di trasporto, sanitari e ambientali nelle politiche urbanistiche e territoriali;
• l’Accademia THE PEP , che rafforza le conoscenze e lo sviluppo delle competenze per l’integrazione tra trasporti, salute, ambiente e pianificazione territoriale;
• un master plan paneuropeo per la promozione della mobilità ciclabile;
• il rafforzamento dei partenariati con reti di città, organizzazioni della società civile e gli enti di ricerca;
• la mobilitazione dei giovani e delle organizzazioni giovanili.

(3) From Amsterdam to Paris and beyond. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2014 (http://www.euro.who.int/the-pep-2009-2020).

Note per i giornalisti.
• L’OMS è l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite responsabile per la salute umana. Uno dei sei uffici regionali, l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, ha sede a Copenhagen in Danimarca. Serve 53 paesi che si estendono dall’Oceano Atlantico al Pacifico, con una popolazione di quasi 900 milioni.
• La regione UNECE comprende anche il Canada, il Liechtenstein e gli Stati Uniti d’America.
• Il sito web THE PEP (www.THEPEP.org) offre informazioni sulla propria attività.
• Il sito web dell’Ufficio Regionale OMS per l’Europa offre ulteriori informazioni su:
le pubblicazioni presentate a Parigi (http://www.euro.who.int/en/media-centre/events/events/2014/04/fourth-high-level-meeting-on-transport-health-and-environment-4hlm);
il programma trasporti e salute (http://www.euro.who.int/en/health-topics/environment-and-health/Transport-and-health);
il programma ambiente e salute (http://www.euro.who.int/en/health-topics/environment-and-health)

Per ulteriori informazioni contattare:

Cristiana Salvi Communications Officer Communicable Diseases, Health Security and Environment WHO Regional Office for Europe UN City, Marmorvej 51 DK-2100 Copenhagen Ø Denmark Tel.: +45 45 33 68 37,+45 29 63 42 18 (mobile)
Email: csa@euro.who.int

Jean Rodriguez Chief, Information Unit United Nations Economic Commission for Europe Palais des Nations CH-1211 Geneva 10 Switzerland Tel.: +41 22 917 27 27, +41 79 444 50 81 (mobile)
Email: jean.rodriguez@unece.org

A Trieste si progetta la Mobilità Nuova. Mercoledi 18 settembre incontro pubblico con Alberto Fiorillo all’auditorium del Museo Revoltella

settembre 13, 2013

triesteIl sistema di mobilità oggi dominante è centrato sull’auto. Caotico e diseconomico, produce incidenti, inquinamento e malattie, e soprattutto rende invivibili le nostre città, le cui strade sono assi di scorrimento e luoghi dove collocare le auto, mentre i pedoni e ciclisti sono “ospiti non graditi”.
La Mobilità Nuova vuole rimettere l’uomo al centro della città, per questo occorre dare la priorità ai criteri della sicurezza, salute delle persone, vivibilità delle strade, equità sociale, salvaguardia del territorio, efficienza del trasporto pubblico.
A chi è rivolta la Mobilità Nuova? Alle persone che ogni giorno si muovono usando i treni, il trasporto pubblico locale, le bici e le proprie gambe, e che rappresentano una maggioranza ignara di esserlo. Ma anche ai motociclisti ed agli automobilisti, per offrire loro l’opportunità di un nuovo stile di vita (e anche di ridurre i costi dei loro spostamenti). Inoltre la trasformazione delle strade in aree vivibili porta a una rivitalizzazione del tessuto sociale ed economico dei quartieri. Anche i commercianti, da sempre ostili alle aree pedonali, adesso le chiedono a gran voce.
Per ottenere questi cambiamenti bisogna destinare le scarse risorse pubbliche alle opere di mobilità urbana, locale e regionale, e ai servizi di trasporto pubblico e innovativo, invece che alle grandi opere autostradali ed all’alta velocità ferroviaria.
Nell’ambito della Settimana europea della mobilità, il Comune di Trieste, Legambiente Trieste e Legambiente Friuli-Venezia Giulia organizzano un incontro pubblico dedicato a “Piani e progetti per la mobilità di domani”, mercoledi 18 settembre alle ore 17.30 nell’auditorium del Museo Revoltella, in cui interverranno l’Assessore alla Mobilità Elena Marchigiani e la Vicesindaco Fabiana Martini, sul Piano del Traffico e le scelte del Comune di Trieste, l’Assessore regionale alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro, sulle politiche della Regione, ed Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente e portavoce della Rete Mobilità Nuova, con un intervento sul tema “Dalla mobilità sostenibile alla mobilità nuova”.
Alberto Fiorillo, giornalista professionista e collaboratore di testate nazionali, fa parte da molti anni della segreteria nazionale di Legambiente, per la quale ha ideato e curato fin dal 1993 le edizioni annuali di “Ecosistema Urbano”, un’ampia indagine sugli indicatori della qualità urbana delle città italiane, pubblicata ogni anno dal Sole 24 Ore.
E’ anche coordinatore del Comitato scientifico Istat per la definizione degli indicatori di qualità urbana e fa parte della Commissione CNEL-Istat per il BES (sistema di indicatori per il benessere, da usare invece del PIL).
Ideatore ed animatore del movimento #salvaiciclisti, ha promosso gli Stati generali della Mobilità Nuova e della ciclabilità (Reggio Emilia 2012) ed è portavoce nazionale della Rete Mobilità Nuova.

E’ tempo di mobilità nuova

luglio 16, 2013

Le campagne per una mobilità amica dell’ambiente e della salute
di Andrea Wehrenfennig
(articolo pubblicato sul mensile Konrad, n.188, luglio-agosto 2013)

 Manifestazione Mobilità Nuova 4 maggio 2013

Manifestazione Mobilità Nuova 4 maggio 2013

Una nuova coscienza e sensibilità sui temi della mobilità e dei trasporti sta crescendo e maturando a tutti i livelli. In sostanza, si intendono rafforzare tutte le modalità di spostamento non motorizzate ed il trasporto pubblico, convogliandovi le risorse che finora sono state sprecate per le grandi opere, allo scopo di migliorare la nostra vita nelle città e il benessere dei pendolari, che rappresentano la gran massa di chi oggi si sposta, ma le cui esigenze sono oggi all’ultimo posto nelle scelte politiche ed economiche. Allo scopo di contribuire a cambiare la mobilità a Trieste, anche in vista del nuovo Piano del traffico, nel settembre 2011 diverse associazioni (Ulisse-FIAB, Legambiente, ISDE, Ass. Culturale Pediatri, WWF e molte altre) hanno formato l’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile (v. Konrad dicembre 2011), che ha prodotto il documento “Trieste per tutti: mobilità sostenibile 2011-2016” con una serie di proposte ed obiettivi che sono stati presentati al Comune ed alla Provincia di Trieste.

La campagna regionale Mobilità Nuova FVG
Le associazioni sopra citate hanno promosso un campagna per sensibilizzare i cittadini e i candidati alle recenti elezioni regionali
sulla necessità di cambiare rotta anche a quel livello. La campagna “Mobilità Nuova FVG: al centro le persone” ha raccolto circa 2000 firme di cittadini e 51 adesioni di candidati, tra cui ben tre candidati a Presidente (Galluccio, Bandelli e Serracchiani). A questi abbiamo chiesto un forte incremento della mobilità collettiva, pedonale e in bicicletta, per un recupero di salute e socialità, nella convinzione che l’attuale modello di mobilità presenti limiti forti e ricadute negative sulla nostra qualità della vita. I candidati hanno sottoscritto online una serie di impegni riguardanti la mobilità urbana, la sicurezza sulle strade, il trasporto pubblico, il turismo sostenibile, con proposte molto concrete, come ad esempio la richiesta di rifinanziare i percorsi casa-scuola (pedibus), fare una nuova legge sulla ciclabilità, favorire il car sharing, revocare i tagli al trasporto pubblico e offrire una tessera unica regionale, creare i servizi di trasporto a chiamata, promuovere la mobilità dolce nel turismo e incentivare la creazione di “zone 30”. Tocca adesso alle associazioni promotrici aprire un dialogo con la Presidente Serracchiani e i consiglieri regionali eletti che hanno preso gli impegni. I nomi di tutti i candidati che hanno risposto e i loro impegni sono visibili sul sito della campagna: www.mobilitanuovafvg.it

La Rete Mobilità Nuova
[caption id="attachment_288" align="alignleft" width="300"]Rete Mobilità Nuova Rete Mobilità Nuova

Nel frattempo, a livello nazionale si è formata, anche sulla base dell’esperienza di #Salvaiciclisti, una Rete Mobilità Nuova, che si impegna per il riequilibrio delle scelte politiche e delle risorse pubbliche destinate al settore dei trasporti, in modo da favorire lo sviluppo del trasporto collettivo e della mobilità non motorizzata. Si tratta di ripensare le città partendo da una nuova mobilità che tuteli tutte le persone che decidono di spostarsi in maniera sostenibile usando i mezzi pubblici, la bicicletta o andando a piedi. Al posto dell’accoppiata auto+alta velocità, che produce inquinamento, consumo di suolo, danni sanitari, la Rete promuove una mobilità nuova basata sull’uso delle gambe, della bici, del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria, con l’uso occasionale dell’auto privata (sostituita il più possibile dal car sharing e dal car pooling).
Pedoni pedali pendolari per una Mobilità Nuova

Pedoni pedali pendolari per una Mobilità Nuova

Lo scopo è quello di modificare lo spazio pubblico rendendo più sicure e più vivibili le strade e le aree in cui si vive e si lavora. Per prima cosa la Rete ha indetto il 4 maggio scorso una grande manifestazione a Milano, con lo slogan “Pedoni, pedali e pendolari per la mobilità nuova”. Vi hanno partecipato decine di migliaia di persone. Il prossimo passo è il lancio di una proposta di legge di iniziativa popolare, centrata sulla sicurezza e la vivibilità delle strade, la salute delle persone, la salvaguardia del territorio. Il testo della proposta è disponibile sul sito della Rete: www.mobilitanuova.it. Dopo la presentazione ufficiale il 20 giugno a Roma, presso la Camera dei Deputati, inizierà la raccolta delle 50.000 firme necessarie, a cui parteciperanno le numerose associazioni, gruppi e comitati (oltre 180) di tutta Italia che hanno aderito alla Rete.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei “30 km/h: rendere le strade vivibili!”
A livello europeo, per promuovere la mobilità nuova c’è un nuovo strumento comunitario, l’Iniziativa dei cittadini europei, per la sensibilizzazione e l’azione politica. Si tratta di raccogliere (online) un milione di firme in almeno 7 Paesi diversi (con obiettivi minimi per ognuno). Possono firmare tutti i cittadini con diritto di voto in uno dei 27 Paesi dell’UE. L’Iniziativa “30 km/h” propone di stabilire un limite di velocità regolare di 30 km/h in tutta l’UE per le aree urbane/residenziali. Le autorità locali possono introdurre altri limiti di velocità su determinate strade se adeguatamente motivati, ma come eccezione alla regola.

Iniziativa europea dei cittadini

Iniziativa europea dei cittadini

È dimostrato che i 30 km/h nei centri urbani e nelle zone residenziali migliorano la sicurezza stradale e riducono il numero e la gravità degli incidenti, soprattutto per i pedoni e i ciclisti. Uno studio del British Medical Journal ha riscontrato che nelle zone 30 il numero di bambini uccisi o feriti gravi in incidenti stradali si è dimezzato. Risultati simili a Graz, dove riducendo la velocità e quindi aumentando la sicurezza c’è stato un incremento dell’uso della bicicletta.
30 kmh per la sicurezza dei bambini

30 kmh per la sicurezza dei bambini

Le strade diventano più vivibili e questo, oltre a migliorare la qualità della vita in generale, favorisce le attività economiche urbane. Alla campagna hanno aderito associazioni di una ventina di paesi europei, tra cui la Federazione Europea dei Ciclisti (ECF), la Federazione Internazionale dei Pedoni (IFP), i Club del Traffico, associazioni di pedoni, ciclisti e utenti dei trasporti, e associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente. Si attende l’adesione di altre associazioni italiane. Il termine per la raccolta delle firme è fine ottobre 2013, ma è meglio firmare subito, l’obiettivo è ancora molto lontano. Per firmare, andate su: https://30kmh.eu/oct-web-public/?lang=it e compilate i dati necessari (nome, cognome e documento d’identità), l’operazione è velocissima. Per avere ulteriori informazioni o anche per firmare, andate al sito dell’Iniziativa: it.30kmh.eu.

Andrea Wehrenfennig (info@trasportiambiente.it)

Manifestazione per salvare la linea ferroviaria Cuneo-NIzza, Breil sur Roya, 25 maggio 2013

maggio 13, 2013

manifestazione per la Cuneo-NIzza

manifestazione per la Cuneo-NIzza

L’Association des Amis du Rail Azuréen (Nizza) in collaborazione con associazioni ed eletti francesi ed italiani organizza una manifestazione presso la stazione di Breil sur Roya il 25 maggio 2013 alle ore 10:00 per protestare contro le minaccie di chiusura della linea Nizza-Breil-Tenda-Cuneo (o di una sua lenta agonia, riducendo via via il servizio fino a scoraggiare tutti gli utenti). Picnic dopo la manifestazione, visita gratuita dell’Ecomusée des transports di Breil. Aderisce il Comitato ferrovie locali di Cuneo.
Manifestation à Breil sur Roya

Manifestation à Breil sur Roya


Breve storia e caratteristiche della ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza: nel 1938, quando fu costruita era elettrificata. Nel 1978 fu riaperta ad un solo binario e con trazione diesel (scheda su Wikipedia).
linea Nizza-Cuneo-Ventimiglia

linea Nizza-Cuneo-Ventimiglia

La forza del limite di velocità a 30 km/h

aprile 28, 2013

di Ceri Woolsgrove

iniziativa europea per i 30 kmh

iniziativa europea per i 30 kmh


E’ dimostrato che i 30 km/h funzionano in teoria e in pratica. Facciamo sì che i limiti di velocità nelle nostre città diventino una priorità a livello europeo.
La ECF (European Cyclist Federation) ha sostenuto e continuerà a sostenere l’ iniziativa dei cittadini europei per i 30 km/h. L’iniziativa vuole impegnare la Commissione Europea a verificare la possibilità di istituire il limite di 30 km/h come velocità standard nelle aree urbane.
Sono molte le ragioni per cui stiamo facendo ciò, sostenendo questo progetto insieme a molte altre organizzazioni in Europa.
Attualmente in genere i limiti di velocità stabiliti nelle aree urbane europee sono di 50 km/h, nonostante in molti casi i limiti siano inferiori. Da una recente analisi sugli incidenti mortali di ciclisti a Londra risulta che praticamente tutti gli incidenti mortali si sono verificati su strade con un limite di velocità di 48 km/h (30 miglie all’ora) o maggiore [1]. La velocità eccessiva costituisce una causa diretta in un quinto circa di tutti gli incidenti ed è uno dei principali fattori che contribuiscono ad un terzo di tutti i morti sulla strada.
E’ stata calcolata la probabilità di incidente mortale se si viene investiti da un’auto a velocità differenti [2]:
• Se è investito a 40 miglie all’ora (64,4 km/h), il 90 per cento dei pedoni viene ucciso
• Se è investito a 30 miglie all’ora, (48,3 km/h), il 20 per cento dei pedoni viene ucciso
• Se è investito a 20 miglie all’ora, (32 km/h), il 3 per cento dei pedoni viene ucciso

L’ Iniziativa dei Cittadini Europei: firma qui per i 30km/h come limite di velocità standard nelle città.
Hai già firmato? Allora fai firmare un amico

I 30 km/h funzionano
Uno studio norvegese [3] ha dimostrato che una riduzione del 10% della velocità media del traffico produce una riduzione del 37,8% del numero delle vittime di incidente.

Casualty reductions in 20 mph zones

Casualty reductions in 20 mph zones


Secondo il British Medical Journal[4] l’introduzione di zone a 20 miglie all’ora (32 km/h) su un periodo di vent’anni (1986 – 2006) ha migliorato in modo significativo la sicurezza stradale per tutti gli utenti di tutte le modalità di trasporto ed età. In particolare, per quanto riguarda i bambini, il dato è che il numero di bambini sotto i 15 anni rimasto ucciso o ferito gravemente si è ridotto della metà nelle aree in cui il limite di velocità è ridotto a 20 miglie all’ora (32 km/h).
Se guardiamo all’esperienza di una città, Graz ne è l’esempio perfetto. Graz è stata la prima città in Europa ad introdurre una zona 30 a km/h per tutta l’area urbana. E’ stato moderato il traffico per circa 800 km su un totale di 1000 km di strade urbane [5]. Con quali risultati? Dopo i primi 6 mesi c’è stata una riduzione del 24% degli incidenti gravi.
Ma è interessante anche il fatto che in città si sia verificato un incremento della mobilità ciclabile e delle altre forme di trasporto attivo.
L’attuazione convinta del limite di 30 km/h è stata importante per far funzionare il progetto, e sembra aver prodotto risultati positivi senza dover ricorrere a infrastrutture costose. Se le strade sono libere da un traffico veloce, ciò incoraggia più ciclisti a inforcare la propria bici, e allo stesso tempo produce un ambiente più sicuro. La percezione del rischio si è ridotta quanto il rischio stesso: tutti e due sono elementi essenziali per la promozione della mobilità ciclabile.
Sarà sempre più importante trovare modi nuovi e migliori per offrire ai cittadini città più vivibili e sostenibili e ambienti vitali. I nostri sistemi di trasporto giocano e giocheranno un ruolo chiave. Proprio i nostri sistemi di trasporto costituiscono la principale minaccia alle nostre vite nelle aree urbane. Più del crimine o degli incendi o degli incidenti industriali, eppure è dai nostri sistemi di trasporto che dipendiamo per la vita quotidiana.
I 30 km/h possono essere uno strumento utile per affrontare il traffico motorizzato nelle aree urbane e residenziali. Non abbiamo bisogno di andare più veloci di 30 km/h, e dobbiamo valorizzare le forme attive di mobilità per combattere i problemi di salute, le questioni di sicurezza stradale, la congestione e rendere più piacevoli e vivibili i luoghi in cui si cresce e si vive.
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Chi è l’autoreCeri Woolsgrove:
Ceri Woolsgrove è ECF Policy Officer for Road Safety & Technical Issues. Viene dal Regno Unito, ha lavorato molto a Londra, Brighton, Liverpool (UK), Hang Zhou (China) ed ora a Bruxelles. In precedenza ha lavorato per un’organizzazione che rappresenta l’industria dei trasporti a Bruxelles. Ceri ha conseguito un diploma di Master in Globalizzazione e Analisi Politica Internazionale presso l’Università di Bath, e in Pensiero Sociale e Politico presso l’Università del Sussex
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[1] Analysis of police collision files for pedal cyclists in London, 2001 – 2006, TFL http://www.trl.co.uk/online_store/reports_publications/trl_reports/cat_road_user_safety/report_analysis_of_police_collision_files_for_pedal_cyclists_in_london_2001___2006.htm
[2] Facts: Speed, Royal Society for the Prevention of Accidents, 2009 , in Braking point 20mph speed limits in London, April 2009 http://www.20splentyforus.org.uk/UsefulReports/braking-point-20mph.pdf
[3] Elvik, R et al (2004) Speed and road accidents: an evaluation of the Power Model https://www.toi.no/getfile.php/Publikasjoner/T%D8I%20rapporter/2004/740-2004/740-2004.pdf
[4] Effect of 20 mph traffic speed zones on road injuries in London, 1986-2006: controlled interrupted time series analysis, Grundy et al, British Medical Journal, Sep 2009. http://www.bmj.com/content/339/bmj.b4469.full
[5]Manfred Hoenig, The Graz traffic calming model and its consequences for cyclists, 2000, Department of transportation, City Council Graz http://www.velomondial.net/velomondiall2000/PDF/HONIG.PDF

No alla chiusura della ferrovia Sacile-Gemona! Si al rilancio del trasporto di persone e merci sulla ferrovia!

novembre 2, 2012

saffetta per salvare la ferrovia Sacile Gemona

saffetta per salvare la ferrovia Sacile Gemona

Trenitalia e RFI (gruppo Ferrovie dello Stato), dopo aver soppresso il servizio passeggeri su ben 11 linee in Piemonte (che corrispondevano al 24% dell’estensione della rete in quella regione) perseverano nella loro politica di dismissione del trasporto di persone e merci su ferro in Italia.
Nella nostra regione, approfittando di una frana avvenuta sulla linea Gemona-Sacile il 6 luglio, il servizio è stato sospeso e il trasporto di persone avviene con autobus sostitutivi. Da luglio nulla è stato fatto, e RFI ha dichiarato recentemente che non ha nessuna intenzione di ripristinare il servizio di trasporto su ferro. E’ evidente l’intenzione di arrivare alla chiusura ed alla dismissione della linea, come già prospettato in passato, per “ridurre i costi e tagliare i rami secchi”. L’ipotesi di RFI/Trenitalia di chiudere il tratto di linea Osoppo-Sacile e mantenere solo il tratto Gemona-Osoppo a servizio delle aziende sarebbe il classico “inizio della fine”, la morte annunciata della linea.
Ma se Trenitalia e RFI hanno ormai imboccato la linea della rinuncia e dell’abbandono, sappiamo che le alternative esistono: l’esempio della linea Merano-Malles, fatta morire da Trenitalia/RFI e ricostruita e rilanciata con enorme successo dalla Provincia Autonoma di Bolzano, dimostra che il trasporto di persone e merci su ferro ha ancora grandissime potenzialità.
Date queste esperienze, la Regione Friuli Venezia Giulia ha espresso l’intenzione di ottenere la linea da RFI (società di proprietà dello Stato italiano) per gestirla e rilanciarla, come sta facendo con la Udine-Cividale.
Gli utenti abituali della linea (studenti, genitori, pendolari, turisti) hanno già protestato per i disservizi del servizio sostitutivo e anche diversi sindaci e consigli comunali interessati si sono espressi chiaramente per il ripristino del servizio ed il rilancio della linea, per il trasporto di pendolari e merci ma anche per un servizio di grande interesse turistico.
Siamo a novembre: di fronte alle buone intenzioni della Regione ma ai pochi fatti, il Comitato Gemona-Sacile lancia una staffetta che con lo striscione “Treni-taglia, ridacci il nostro treno!” partirà da Gemona il 3 novembre per toccare altre 17 sedi municipali lungo la linea e terminerà a Sacile il 7 dicembre.
Legambiente del Friuli Venezia Giulia aderisce all’iniziativa, invita tutti i cittadini, le associazioni e gli amministratori pubblici a partecipare alle iniziative della staffetta e a esprimere solidarietà agli utenti ed ai lavoratori delle ferrovie e chiede alla Regione Friuli Venezia Giulia di intensificare la sua azione per ottenere la gestione della linea, salvandola dalla chiusura e promuovendo una modalità di trasporto che contribuisce a ridurre la congestione e l’inquinamento causati dal traffico su strada.

Legambiente FVG onlus

Contro la chiusura di 11 linee ferroviarie in Piemonte !

ottobre 3, 2012

manifestazione contro la chiusura di 11 linee ferroviarie

manifestazione contro la chiusura di 11 linee ferroviarie

Il 6 ottobre 2012 dalle ore 10 i cittadini piemontesi colpiti dalla decisione della Regione Piemonte di sopprimere il servizio ferroviario passeggeri su 11 linee – per una lunghezza complessiva di 460 km che rappresentano il 24 % dell’estensione della rete ferroviaria di RFI in Piemonte – manifesteranno presso la stazione di Cuneo, e saliranno tutti insieme sugli “autobus sostitutivi”.
Il servizio sostitutivo con autobus, infatti, comporta tempi di percorrenza notevolmente superiori, con una offerta di posti ridotti. Insomma prendere il treno o l’autobus non è la stessa cosa.
Il Comitato difesa ferrovie locali Cuneo chiede il ripristino del servizio ferroviario viaggiatori sulle linee soppresse, chiede una rete ferroviaria efficiente, che consenta di usare il mezzo pubblico come valida alternativa all’automobile.

La linea ferroviaria Ceva-Ormea: una risorsa locale per il futuro del trasporto pubblico in Alta Valle Tanaro

febbraio 25, 2012

di Massimo Andreis Allamandola

Il viadotto Ferroviario ad Ormea

Il viadotto Ferroviario ad Ormea, Foto F. Bonfiglietti


La realizzazione della linea ferroviaria Ceva-Ormea risale al 1893, ed avrebbe potuto, secondo un disegno giolittiano, collegare Ceva con Imperia in Liguria, con valico a soli 584 m slm. Tuttavia per ragione di politiche nazionali (tra Italia e Francia) e militari si dette la priorità alla Cuneo – Ventimiglia, nonostante il garessino ing. Vicarj avesse avvertito dell’anti-economicità di tale valico a 1040 m di quota. La ferrovia Ceva-Ormea rimase così una ferrovia di valle in grado di servire tutti i comuni dell’Alta Valle Tanaro da Ceva fino ad Ormea. Negli anni recenti, la ferrovia dell’Alta Valle Tanaro è stata trascurata e marginalizzata. Molte stazioni sono in un evidente stato di abbandono e lasciate ormai da molti anni senza manutenzione, nonostante paradossalmente il treno vi corra ancora, innescando dunque questioni di sicurezza per gli stessi passeggeri (oggi per la maggior parte studenti o pendolari). Alcuni Comuni come ad esempio Ormea o Nucetto hanno iniziato a lavorare per recuperare gli edifici ed adibirli a strutture per la comunità, ma sono ancora esempi puntuali e sporadici all’interno di una situazione di generale abbandono.
Per completare il quadro , durante l’estate, e ogni week end dell’anno, la linea è soppressa e sostituita da un servizio di autobus sulla SS28 che collega la Regione Liguria verso la città di Imperia. (in estate il carico di traffico sulla SS28 è di gran lunga maggiore quindi il servizio ferroviario potrebbe aumentarne la sicurezza).
La strada principale della Valle Tanaro (la SS 28) sta gradualmente diventando un “corridoio di trasporto” utilizzato da molti TIR e camion internazionali, provenienti da Ventimiglia, che attraversano il Basso Piemonte in direzione dell’Europa orientale perchè vedono, in questo “valico senza pedaggio” una conveniente alternativa all’Autostrada dei Fiori tra Imperia e Savona e alla tratta Savona–Ceva della A6. Come se non bastasse, nei “week-end”, soprattutto in quelli estivi, la SS28 è percorsa da migliaia di macchine che da Torino e da altre città piemontesi si dirigono verso la costa ligure di Imperia e Ventimiglia, creando a volte lunghe code di auto nelle tranquille sere d’estate val tanarine. In questo contesto è chiaro che il servizio di autobus che utilizza la SS28, in sostituzione del treno, va in senso contrario alla necessità di riequilibrio modale ferro-gomma e di certo non valorizza le potenzialità del sistema ferroviario locale, che è un bene pubblico.
Lo stesso servizio di autobus sulla statale 28 (la ex-Viani oggi RT Piemonte). In questo panorama valtanarino, non vengono tenuti in considerazione i costi esterni indotti (ambientali e sociali legati al disservizio offerto) e quelli onerosi (fino a 60% a fondo perduto, per l’acquisto di nuovi bus) a carico della regione per la contribuzione e la gestione dello stesso trasporto su gomma del TPL, come si legge ad esempio sul DGR n. 30-2362 del 22 luglio 2011, dal DGR n 19-3042 del 5 dicembre 2011 e dal DD n. 307/DB1204 del 15 dicembre 2011 da parte della Giunta Regionale. effettua molti viaggi in concorrenza diretta con il sistema ferroviario, senza rotture di carico tra Imperia e Cuneo, attraverso l’Alta Valle Tanaro dove, di fatto, si sta promuovendo una integrazione del trasporto pubblico dal ferro alla gomma, esattamente al contrario delle richieste regionali o europee che vorrebbero invece una integrazione dalla gomma al ferro. La tratta che utilizza i bus sostitutivi di Trenitalia, sulla Ceva Ormea, è una tratta gestita da una società inter-regionale, la RT Piemonte (Riviera Trasporti Piemonte) con sede ad Imperia in Liguria ma con una sede amministrativa ad Ormea, in grado dunque di usufruire degli incentivi al trasporto su gomma della Regione Piemonte. Inoltre, essendo la RT Piemonte una società inter-regionale, non riesce ad offrire il servizio del Biglietto Integrato Piemonte, servizio che dovrebbe offrire una integrazione regionale di tutto il trasporto pubblico nella Regione. Al contrario, la RT Piemonte ha integrato (o meglio sottratto) oltre il 50% del “traffico ferroviario” della Ceva-Ormea verso il trasporto su gomma del servizio di Trenitalia, ed in parallelo mantiene molte corse parallele sulla linea, come la Mondovì – Ceva e la tratta Cuneo – Imperia, quindi creando una sovrapposizione di linee e di corse e allo stesso tempo rendendo molto difficile l’integrazione dei biglietti per gli studenti, i pendolari o i fruitori occasionali.
La tratta che utilizza i bus sostitutivi di Trenitalia, sulla Ceva Ormea, è una tratta gestita da una società inter-regionale, la RT Piemonte (Riviera Trasporti Piemonte)1 con sede ad Imperia in Liguria ma con una sede amministrativa ad Ormea, in grado dunque di usufruire degli incentivi al trasporto su gomma della Regione Piemonte. Inoltre, essendo la RT Piemonte una società inter-regionale, non riesce ad offrire il servizio del Biglietto Integrato Piemonte, servizio che dovrebbe offrire una integrazione regionale di tutto il trasporto pubblico nella Regione. Al contrario, la RT Piemonte ha integrato (o meglio sottratto) oltre il 50%
del “traffico ferroviario” della Ceva-Ormea verso il trasporto su gomma del servizio di Trenitalia, ed in parallelo mantiene molte corse parallele sulla linea, come la Mondovì – Ceva e la tratta Cuneo – Imperia, quindi creando una sovrapposizione di linee e di corse e allo stesso tempo rendendo molto difficile l’integrazione dei biglietti per gli studenti, i pendolari o i fruitori occasionali.
Insomma, al posto di offrire un servizio integrato la ferrovia e la linee degli autobus in Alta Valle Tanaro si fanno concorrenza e complicano al posto di facilitare l’offerta di un servizio pubblico chiaro ed efficiente, su un territorio e su una strada, la SS28, non di certo rinomata per la sua sicurezza. La ferrovia, in una strada di montagna come la SS28, è chiaramente il mezzo più pratico, razionale e affidabile per il trasporto pubblico, sia in inverno con la neve (a parte il gelo estremo che metterebbe fuori uso anche i bus) sia in estate con le lunghe code sulla statale ed è di gran lunga più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Un patrimonio pubblico, il sistema ferroviario di valle, che andrebbe valorizzato e non di certo cancellato a favore di forme di trasporto poco affidabili in termini di sicurezza (sulla SS28) ed in termini di orari ( i bus in caso di maltempo non riescono a rispettare e garantire le coincidenze con il servizio ferroviari).
Ricordiamo ad esempio uno dei molti casi in valle quando un Lunedi’ 25 Gennaio 2010, un bus sostitutivo della ferrovia proveniente da Ormea, non e’ riuscito a raggiungere Ceva in tempo per permettere ai ragazzi di prendere la coincidenza con il treno delle 7:30 per Torino, dopo una nevicata, quando la ferrovia dovrebbe rivelarsi il mezzo più pratico ed affidabile. (“Fs cancellano il treno senza mai avvertirci” La Stampa, 31 Gennaio 2010).
Inoltre la ferrovia potrebbe (anzi dovrebbe, come bene pubblico) essere utilizzata per il trasporto merci di una rinata economia locale delle valle (sia essa agricola, artigiana o industriale). La riapertura dello scalo merci di Garessio potrebbe “togliere” dalla SS28 almeno 60 camion al giorno per il trasporto di acque minerali marchio San Bernardo di Garessio, come da tempo si è tornati a fare in altri paesi europei, anche per il trasporto ferroviario di merci su brevi distanze. In questo contesto tutti i piazzali delle stazioni potrebbero attivarsi per la gestione della logistica delle attività economiche locali che la ferrovia può rendere competitive. (Negli anni 50’ Garessio ed Ormea producevano mele per tutto il cuneese !). Per il trasporto passeggeri, basterebbe innanzitutto evitare corse bus e treno concorrenti, magari integrando il servizio della RT Piemonte da Imperia ad Ormea con il servizio ferroviario della Ceva-Ormea (attestamento ad Ormea delle corse da Imperia) in modo da rendere il treno la “spina centrale del trasporto pubblico di valle” ed offrire un servizio di trasporto pubblico integrato e competitivo tra Piemonte e Liguria e, nel futuro, integrando la linea all’interno di una riorganizzazione del trasporto pubblico in Granda con le potenzialità del recupero dell’intero patrimonio ferroviario della nostra Provincia ; significative sono le recenti proposte del
Progetto METROGRANDA, Politecnico di Torino, Mattia Giusiano, Andrea Delpiano, Marco Barbieri

Progetto METROGRANDA, Politecnico di Torino, Mattia Giusiano, Andrea Delpiano, Marco Barbieri

Progetto METROGRANDA del Politecnico di Torino al recente Convegno di Bra del novembre 2011 dal titolo “Le ferrovie sotto la Zizzola, Bra nodo ferroviario“.
In quest’ottica, anche nella limitazione del consumo di suolo e di nuove infrastrutture, siano esse ferroviarie o stradali, il valico ligure della tratta ferroviaria Ceva-San Giuseppe di Cairo potrebbe essere potenziato e nel futuro raddoppiato in quanto si tratto dell’unico collegamento ferroviario esistente tra la nostra regione del Basso Piemonte e Savona; un collegamento più efficace e maggior frequente con la Liguria potrebbe sicuramente giovare anche al nostro territorio da Mondovì e Ceva sino ad Ormea, sia dal punto di vista turistico, sia dal punto di vista commerciale. A questo punto sarebbe in effetti necessario che la Provincia di Cuneo, applichi le indicazioni previste dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) approvato nel 2004, con “L’obiettivo strategico (…) dello sviluppo sostenibile della società e dell’economia cuneese, attraverso l’analisi degli elementi critici e dei punti di forza del territorio provinciale ed una valorizzazione dell’ambiente in cui tutte le aree di una Provincia estremamente diversificata possano riconoscersi”
Nel Documento Programmatico del
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

, la politica “A.6.4 Politiche di riorganizzazione degli insediamenti, delle relazioni e degli scambi nel corridoio infrastrutturale Mondovì –Ceva”, promuove la riorganizzazione del corridoio infrastrutturale tra i Comuni di Mondovì e Ceva (includendo l’Alta Valle Tanaro). Tale politica suggerisce la creazione di un “servizio vicinale” tramite il sistema ferroviario, in grado di connettere Mondovì e Ceva con l’Alta Val Tanaro, al fine di promuovere una sostenibilità a lungo termine di qualità ambientale e sociale in un quadro competitivo.
Come si evince dal PTCP, la valorizzazione della SS28 e la valorizzazione del Servizio ferroviario per il trasporto pubblico, turistico e merci, sono paralleli e complementari (e non antitetici) al miglioramento dei servizi locali.
Infine alla luce di tali proposte e della auspicata applicazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) sul servizio ferroviario vicinale Mondovì-Ceva-Val Tanaro, sarebbe a mio parere necessario riproporre, in chiave di transizione dalla gomma al ferro, il PROGETTO MOVICENTRO, una delle iniziative messe in campo dalla Regione Piemonte per promuovere forme di trasporto più sostenibili anche nei nostri Comuni dell’Alta Valle Tanaro.
Tale programma ha previsto, in corrispondenza di nodi significativi delle reti di trasporto pubblico e privato, la realizzazione di una serie di poli di interscambio (interventi destinati a connettere due o più modi di trasporto) al fine di rendere più agevole e funzionale la mobilità delle persone. Le stazioni di Ormea, Garessio e Ceva potrebbero ospitare a tutti gli effetti un servizio di integrazione treno-bus, treno-macchina o treno-bicicletta in grado di ridurre il pesante carico di veicoli privati sulla SS28, aumentando conseguentemente la sicurezza stradale e favorendo e promuovendo un sistema di trasporto pubblico più sostenibile, facilmente integrabile con il progetto Movicentro nella stazione di Mondovì.
Progetto Movicentro

Progetto Movicentro


Il principio funzionale del progetto è che “al fine di offrire un’immagine unitaria del trasporto collettivo (gomma e ferrovia) e di facilitare l’accesso ai servizi di trasporto pubblico è necessario che i principali mezzi di trasporto collettivo su gomma confluiscano nel nodo di interscambio”. Per alcune amministrazioni locali il progetto di integrazione bus-treno, potrebbe inoltre rappresentare un importante lavoro di confronto con una pluralità di soggetti istituzionali (Ferrovie, Regione, Province, aziende di trasporto pubblico locale) in grado di porre le basi per una sostenibilità economica ed ambientale del servizio di trasporto pubblico in Alta Valle Tanaro, da troppo tempo frammentato e poco valorizzato ed integrato; questo problema, ha infatti causato anche una graduale perdita di persone che utilizzano questa tratta a causa dei continui disservizi e delle continue sostituzioni bus-treno, preferendo anche per brevi tratte (Ormea-Ceva, Garessio-Ceva, ecc…) l’utilizzo del mezzo privato sulla SS28.
Spero che il tavolo di lavoro che si sta aprendo oggi sulla questione della Ceva-Ormea, possa diventare una occasione “pubblica” di condivisione di intenti, tra i Sindaci, la Comunità Montana e la popolazione tutta dell’Alta Valle Tanaro e possa essere funzionale ad un ripensamento del futuro servizio di trasporto locale in valle, a partire dalle infrastrutture esistenti che attendono solo di essere valorizzate; si otterrebe in questo modo un risultato tanto semplice quanto sorprendente: la gente inizierebbe ad utilizzare il treno !

area di scambio bus-treno

area di scambio bus-treno


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