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La mobilità ciclabile può creare almeno 76.600 posti di lavoro e salvare 10.000 vite ogni anno nelle principali città europee

aprile 18, 2014

dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

(Traduzione in italiano del comunicato stampa dell’OMS del 14 aprile 2014. Poichè il c.s. è stato emesso in inglese, francese, tedesco e russo – ma non in italiano, ho pensato di tradurlo, allo scopo di far girare anche in Italia queste considerazioni, che già da tempo circolano nell’ambito dei sostenitori della “mobilità nuova”, sui benefici economici della mobilità ciclabile e l’urgenza di interventi anche da parte dei pubblici amministratori. Ovviamente la traduzione non è ufficiale).

Oltre 76.000 persone sarebbero impiegate nel settore del trasporto ecologico e sano ogni anno e 10.000 vite sarebbero salvate se le principali città europee (1) raggiungessero la quota modale di mobilità ciclabile di Copenhagen. Questa è la conclusione di un nuovo studio pubblicato oggi dall’UNECE e dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Europa.
Per la prima volta, lo studio “Unlocking new opportunities: jobs in green and healthy transport” (2) stima che investire in “trasporto ecologico e sano” non ha solo effetti positivi sulla salute e sull’ambiente, ma è anche economicamente redditizio.

Trasporti, salute e ambiente si incontrano a Parigi.

Questi nuovi risultati vengono presentati in occasione del quarto Meeting ad alto livello per i trasporti, la salute e l’ambiente, organizzata dall’UNECE e dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Europa e ospitata dalla Francia. Dal 14 al 16 aprile 2014 i ministri europei dei trasporti, della salute e dell’ambiente si riuniscono a Parigi per affrontare il tema di come, tramite politiche di trasporto innovative, si possano creare non solo una società più sana e sostenibile, ma anche nuovi posti di lavoro.
“Un sistema di trasporti efficienti è essenziale per il funzionamento delle economie moderne. Tuttavia, i trasporti possono danneggiare notevolmente l’ambiente e la salute. Ecco perché auspichiamo una dichiarazione di Parigi coraggiosa, che solleciti investimenti governativi per trasporti compatibili con l’ambiente e la salute”, afferma Zsuzsanna Jakab , direttore regionale OMS per l’Europa. “I benefici di questi investimenti sono enormi e comprendono nuovi posti di lavoro e persone più sane, grazie ad una maggiore attività fisica, meno feriti in incidenti stradali, meno rumore e una migliore qualità dell’aria.”
“I trasporti, la salute e l’ambiente formano un intreccio dinamico di vitalità e mobilità nelle nostre città, e rappresentano una sfida formidabile per la sostenibilità, ma anche grandi opportunità per una migliore qualità della vita”, dichiara Eva Molnar, Direttore della Divisione Trasporti dell’UNECE, parlando su incarico di Michael Møller, segretario esecutivo dell’UNECE. “Il quarto Meeting ad alto livello invita gli Stati membri, la società civile e le autorità locali e regionali a sostenere la visione futura di THE PEP [Programma paneuropeo Trasporti , Salute e Ambiente]: ‘Mobilità e trasporti compatibili con l’ambiente e la salute per una esistenza sostenibile per tutti'”.
(1) I calcoli si riferiscono a 54 grandi città in Europa e 2 in America settentrionale, cioè nei paesi che appartengono all’ambito di attività dell’Ufficio Regionale OMS per l’Europa e della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa (UNECE) (cfr. tabella 1).
(2) Unlocking new opportunities: jobs in green and healthy transport. (Aprire nuove opportunità: posti di lavoro nei trasporti ecologici e compatibili con la salute) Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2014 (http://www.euro.who.int/unlocking-jobs-in-healthy-transport)

I costi dei trasporti rischiano di annullarne i benefici.

I trasporti forniscono posti di lavoro, danno accesso alle attività ricreative e assicura le condizioni per le attività economiche. D’altra parte, i costi complessivi causati dagli impatti dei trasporti sull’ambiente e sulla salute possono arrivare fino al 4 % del prodotto interno lordo (PIL) di un paese. Secondo i dati più recenti, l’inquinamento dell’aria esterna nella Regione europea dell’OMS, in gran parte causato dal traffico, è responsabile di circa 500 000 decessi all’anno. A causa degli incidenti stradali muoiono prematuramente ogni anno 90 000 persone. Quasi 70 milioni di persone sono esposte a eccessivo rumore stradale. I trasporti contribuiscono col 24 % alle emissioni totali di gas serra in Europa e Nord America. Col fatto di scoraggiare l’attività fisica , i trasporti contribuiscono a quasi 1 milione di morti premature all’anno.

Il settore del trasporto pubblico: un importante datore di lavoro locale

La capitale danese, Copenhagen, è uno dei leader per la mobilità ciclabile in Europa: è paragonabile solo a Amsterdam nei Paesi Bassi. Di tutti gli spostamenti in città, il 26 % è effettuato in bicicletta. Questa quota è molto più elevata che in molte altre città della regione. Una semplice metodologia ha stimato che 76 600 nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati se una grande città in ogni paese raggiungesse la stessa quota modale di mobilità ciclabile di Copenhagen. Le persone sarebbero impiegati localmente nella vendita e manutenzione di biciclette, nella fornitura di abbigliamento e accessori per ciclisti, nello sviluppo delle città e in nuovi sistemi di mobilità; questo contribuirebbe a ridurre le emissioni di gas serra e i rischi per la salute e andrebbe a sostenere l’economia locale (Tabella 1).

Tabella 1. Risultati potenziali dell’aumento della modalità ciclabile nelle grandi città
Paese Città Popolazione Quota della modalità ciclabile sul totale (%) Stima del numero di posti di lavoro legati alla ciclabilità Numero potenziale di nuovi posti di lavoro creati Differenza in vite salvate

Tabella 1
tab 2
tab 3

a) Quota modale stimata – probabilmente sovrastimata.
b) Nessun ulteriore posto di lavoro o altre vite salvate sono previsti per Amsterdam, poichè la sua quota modale di mobilità ciclabile è già superiore a quella di Copenhagen.

THE PEP – una piattaforma politica unica.

THE PEP, gestito congiuntamente dall’UNECE e dall’Ufficio regionale per l’Europa, affronta questioni fondamentali del modo migliore per muoversi in città. Un’altra pubblicazione lanciata a Parigi, From Amsterdam to Paris and beyond, (3) presenta i casi di successo provenienti da paesi europei nell’ambito del PEP negli ultimi cinque anni.
• France Vélo Tourisme ha avviato un programma di cicloturismo tramite un sito web per pianificare le vacanze in bicicletta, guide per il cicloturismo, la promozione di servizi e l’armonizzazione della segnaletica stradale.
• Con l’iniziativa austriaca “klimaaktiv mobil” si è riusciti a ridurre di circa 570 000 tonnellate le emissioni di anidride carbonica ogni anno durante il periodo 2007-2012 grazie a progetti di mobilità ecocompatibili, e 5600 posti di lavoro verdi sono stati creati o salvati .
• La Svizzera ha ridotto di quasi il 14 % il trasporto di merci pesanti su strada tra il 2000 e il 2012 per proteggere la regione alpina e la salute dei suoi abitanti.
• La Lituania ha diminuito le vittime di incidenti stradali del 58 % dal 2001, il terzo miglior risultato tra i paesi dell’Unione Europea. Ciò è stato possibile grazie a migliori controlli stradali, la formazione degli automobilisti e il miglioramento delle infrastrutture.

La Dichiarazione di Parigi richiede una salute migliore e una maggiore equità economica e sociale.

Con la Dichiarazione di Parigi, i paesi europei stanno creando una nuova visione di mobilità e trasporti ecologici e compatibili con la salute, per creare condizioni di vita sostenibili per tutti, collegando la promozione della salute e della sostenibilità alla equità economica e sociale. Tutto ciò viene supportato da nuovi strumenti ed obiettivi, tra cui:
• una nuova priorità per integrare gli obiettivi di trasporto, sanitari e ambientali nelle politiche urbanistiche e territoriali;
• l’Accademia THE PEP , che rafforza le conoscenze e lo sviluppo delle competenze per l’integrazione tra trasporti, salute, ambiente e pianificazione territoriale;
• un master plan paneuropeo per la promozione della mobilità ciclabile;
• il rafforzamento dei partenariati con reti di città, organizzazioni della società civile e gli enti di ricerca;
• la mobilitazione dei giovani e delle organizzazioni giovanili.

(3) From Amsterdam to Paris and beyond. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2014 (http://www.euro.who.int/the-pep-2009-2020).

Note per i giornalisti.
• L’OMS è l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite responsabile per la salute umana. Uno dei sei uffici regionali, l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, ha sede a Copenhagen in Danimarca. Serve 53 paesi che si estendono dall’Oceano Atlantico al Pacifico, con una popolazione di quasi 900 milioni.
• La regione UNECE comprende anche il Canada, il Liechtenstein e gli Stati Uniti d’America.
• Il sito web THE PEP (www.THEPEP.org) offre informazioni sulla propria attività.
• Il sito web dell’Ufficio Regionale OMS per l’Europa offre ulteriori informazioni su:
le pubblicazioni presentate a Parigi (http://www.euro.who.int/en/media-centre/events/events/2014/04/fourth-high-level-meeting-on-transport-health-and-environment-4hlm);
il programma trasporti e salute (http://www.euro.who.int/en/health-topics/environment-and-health/Transport-and-health);
il programma ambiente e salute (http://www.euro.who.int/en/health-topics/environment-and-health)

Per ulteriori informazioni contattare:

Cristiana Salvi Communications Officer Communicable Diseases, Health Security and Environment WHO Regional Office for Europe UN City, Marmorvej 51 DK-2100 Copenhagen Ø Denmark Tel.: +45 45 33 68 37,+45 29 63 42 18 (mobile)
Email: csa@euro.who.int

Jean Rodriguez Chief, Information Unit United Nations Economic Commission for Europe Palais des Nations CH-1211 Geneva 10 Switzerland Tel.: +41 22 917 27 27, +41 79 444 50 81 (mobile)
Email: jean.rodriguez@unece.org

A Trieste si progetta la Mobilità Nuova. Mercoledi 18 settembre incontro pubblico con Alberto Fiorillo all’auditorium del Museo Revoltella

settembre 13, 2013

triesteIl sistema di mobilità oggi dominante è centrato sull’auto. Caotico e diseconomico, produce incidenti, inquinamento e malattie, e soprattutto rende invivibili le nostre città, le cui strade sono assi di scorrimento e luoghi dove collocare le auto, mentre i pedoni e ciclisti sono “ospiti non graditi”.
La Mobilità Nuova vuole rimettere l’uomo al centro della città, per questo occorre dare la priorità ai criteri della sicurezza, salute delle persone, vivibilità delle strade, equità sociale, salvaguardia del territorio, efficienza del trasporto pubblico.
A chi è rivolta la Mobilità Nuova? Alle persone che ogni giorno si muovono usando i treni, il trasporto pubblico locale, le bici e le proprie gambe, e che rappresentano una maggioranza ignara di esserlo. Ma anche ai motociclisti ed agli automobilisti, per offrire loro l’opportunità di un nuovo stile di vita (e anche di ridurre i costi dei loro spostamenti). Inoltre la trasformazione delle strade in aree vivibili porta a una rivitalizzazione del tessuto sociale ed economico dei quartieri. Anche i commercianti, da sempre ostili alle aree pedonali, adesso le chiedono a gran voce.
Per ottenere questi cambiamenti bisogna destinare le scarse risorse pubbliche alle opere di mobilità urbana, locale e regionale, e ai servizi di trasporto pubblico e innovativo, invece che alle grandi opere autostradali ed all’alta velocità ferroviaria.
Nell’ambito della Settimana europea della mobilità, il Comune di Trieste, Legambiente Trieste e Legambiente Friuli-Venezia Giulia organizzano un incontro pubblico dedicato a “Piani e progetti per la mobilità di domani”, mercoledi 18 settembre alle ore 17.30 nell’auditorium del Museo Revoltella, in cui interverranno l’Assessore alla Mobilità Elena Marchigiani e la Vicesindaco Fabiana Martini, sul Piano del Traffico e le scelte del Comune di Trieste, l’Assessore regionale alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro, sulle politiche della Regione, ed Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente e portavoce della Rete Mobilità Nuova, con un intervento sul tema “Dalla mobilità sostenibile alla mobilità nuova”.
Alberto Fiorillo, giornalista professionista e collaboratore di testate nazionali, fa parte da molti anni della segreteria nazionale di Legambiente, per la quale ha ideato e curato fin dal 1993 le edizioni annuali di “Ecosistema Urbano”, un’ampia indagine sugli indicatori della qualità urbana delle città italiane, pubblicata ogni anno dal Sole 24 Ore.
E’ anche coordinatore del Comitato scientifico Istat per la definizione degli indicatori di qualità urbana e fa parte della Commissione CNEL-Istat per il BES (sistema di indicatori per il benessere, da usare invece del PIL).
Ideatore ed animatore del movimento #salvaiciclisti, ha promosso gli Stati generali della Mobilità Nuova e della ciclabilità (Reggio Emilia 2012) ed è portavoce nazionale della Rete Mobilità Nuova.

E’ tempo di mobilità nuova

luglio 16, 2013

Le campagne per una mobilità amica dell’ambiente e della salute
di Andrea Wehrenfennig
(articolo pubblicato sul mensile Konrad, n.188, luglio-agosto 2013)

 Manifestazione Mobilità Nuova 4 maggio 2013

Manifestazione Mobilità Nuova 4 maggio 2013

Una nuova coscienza e sensibilità sui temi della mobilità e dei trasporti sta crescendo e maturando a tutti i livelli. In sostanza, si intendono rafforzare tutte le modalità di spostamento non motorizzate ed il trasporto pubblico, convogliandovi le risorse che finora sono state sprecate per le grandi opere, allo scopo di migliorare la nostra vita nelle città e il benessere dei pendolari, che rappresentano la gran massa di chi oggi si sposta, ma le cui esigenze sono oggi all’ultimo posto nelle scelte politiche ed economiche. Allo scopo di contribuire a cambiare la mobilità a Trieste, anche in vista del nuovo Piano del traffico, nel settembre 2011 diverse associazioni (Ulisse-FIAB, Legambiente, ISDE, Ass. Culturale Pediatri, WWF e molte altre) hanno formato l’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile (v. Konrad dicembre 2011), che ha prodotto il documento “Trieste per tutti: mobilità sostenibile 2011-2016” con una serie di proposte ed obiettivi che sono stati presentati al Comune ed alla Provincia di Trieste.

La campagna regionale Mobilità Nuova FVG
Le associazioni sopra citate hanno promosso un campagna per sensibilizzare i cittadini e i candidati alle recenti elezioni regionali
sulla necessità di cambiare rotta anche a quel livello. La campagna “Mobilità Nuova FVG: al centro le persone” ha raccolto circa 2000 firme di cittadini e 51 adesioni di candidati, tra cui ben tre candidati a Presidente (Galluccio, Bandelli e Serracchiani). A questi abbiamo chiesto un forte incremento della mobilità collettiva, pedonale e in bicicletta, per un recupero di salute e socialità, nella convinzione che l’attuale modello di mobilità presenti limiti forti e ricadute negative sulla nostra qualità della vita. I candidati hanno sottoscritto online una serie di impegni riguardanti la mobilità urbana, la sicurezza sulle strade, il trasporto pubblico, il turismo sostenibile, con proposte molto concrete, come ad esempio la richiesta di rifinanziare i percorsi casa-scuola (pedibus), fare una nuova legge sulla ciclabilità, favorire il car sharing, revocare i tagli al trasporto pubblico e offrire una tessera unica regionale, creare i servizi di trasporto a chiamata, promuovere la mobilità dolce nel turismo e incentivare la creazione di “zone 30”. Tocca adesso alle associazioni promotrici aprire un dialogo con la Presidente Serracchiani e i consiglieri regionali eletti che hanno preso gli impegni. I nomi di tutti i candidati che hanno risposto e i loro impegni sono visibili sul sito della campagna: www.mobilitanuovafvg.it

La Rete Mobilità Nuova
[caption id="attachment_288" align="alignleft" width="300"]Rete Mobilità Nuova Rete Mobilità Nuova

Nel frattempo, a livello nazionale si è formata, anche sulla base dell’esperienza di #Salvaiciclisti, una Rete Mobilità Nuova, che si impegna per il riequilibrio delle scelte politiche e delle risorse pubbliche destinate al settore dei trasporti, in modo da favorire lo sviluppo del trasporto collettivo e della mobilità non motorizzata. Si tratta di ripensare le città partendo da una nuova mobilità che tuteli tutte le persone che decidono di spostarsi in maniera sostenibile usando i mezzi pubblici, la bicicletta o andando a piedi. Al posto dell’accoppiata auto+alta velocità, che produce inquinamento, consumo di suolo, danni sanitari, la Rete promuove una mobilità nuova basata sull’uso delle gambe, della bici, del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria, con l’uso occasionale dell’auto privata (sostituita il più possibile dal car sharing e dal car pooling).
Pedoni pedali pendolari per una Mobilità Nuova

Pedoni pedali pendolari per una Mobilità Nuova

Lo scopo è quello di modificare lo spazio pubblico rendendo più sicure e più vivibili le strade e le aree in cui si vive e si lavora. Per prima cosa la Rete ha indetto il 4 maggio scorso una grande manifestazione a Milano, con lo slogan “Pedoni, pedali e pendolari per la mobilità nuova”. Vi hanno partecipato decine di migliaia di persone. Il prossimo passo è il lancio di una proposta di legge di iniziativa popolare, centrata sulla sicurezza e la vivibilità delle strade, la salute delle persone, la salvaguardia del territorio. Il testo della proposta è disponibile sul sito della Rete: www.mobilitanuova.it. Dopo la presentazione ufficiale il 20 giugno a Roma, presso la Camera dei Deputati, inizierà la raccolta delle 50.000 firme necessarie, a cui parteciperanno le numerose associazioni, gruppi e comitati (oltre 180) di tutta Italia che hanno aderito alla Rete.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei “30 km/h: rendere le strade vivibili!”
A livello europeo, per promuovere la mobilità nuova c’è un nuovo strumento comunitario, l’Iniziativa dei cittadini europei, per la sensibilizzazione e l’azione politica. Si tratta di raccogliere (online) un milione di firme in almeno 7 Paesi diversi (con obiettivi minimi per ognuno). Possono firmare tutti i cittadini con diritto di voto in uno dei 27 Paesi dell’UE. L’Iniziativa “30 km/h” propone di stabilire un limite di velocità regolare di 30 km/h in tutta l’UE per le aree urbane/residenziali. Le autorità locali possono introdurre altri limiti di velocità su determinate strade se adeguatamente motivati, ma come eccezione alla regola.

Iniziativa europea dei cittadini

Iniziativa europea dei cittadini

È dimostrato che i 30 km/h nei centri urbani e nelle zone residenziali migliorano la sicurezza stradale e riducono il numero e la gravità degli incidenti, soprattutto per i pedoni e i ciclisti. Uno studio del British Medical Journal ha riscontrato che nelle zone 30 il numero di bambini uccisi o feriti gravi in incidenti stradali si è dimezzato. Risultati simili a Graz, dove riducendo la velocità e quindi aumentando la sicurezza c’è stato un incremento dell’uso della bicicletta.
30 kmh per la sicurezza dei bambini

30 kmh per la sicurezza dei bambini

Le strade diventano più vivibili e questo, oltre a migliorare la qualità della vita in generale, favorisce le attività economiche urbane. Alla campagna hanno aderito associazioni di una ventina di paesi europei, tra cui la Federazione Europea dei Ciclisti (ECF), la Federazione Internazionale dei Pedoni (IFP), i Club del Traffico, associazioni di pedoni, ciclisti e utenti dei trasporti, e associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente. Si attende l’adesione di altre associazioni italiane. Il termine per la raccolta delle firme è fine ottobre 2013, ma è meglio firmare subito, l’obiettivo è ancora molto lontano. Per firmare, andate su: https://30kmh.eu/oct-web-public/?lang=it e compilate i dati necessari (nome, cognome e documento d’identità), l’operazione è velocissima. Per avere ulteriori informazioni o anche per firmare, andate al sito dell’Iniziativa: it.30kmh.eu.

Andrea Wehrenfennig (info@trasportiambiente.it)

Contro la chiusura di 11 linee ferroviarie in Piemonte !

ottobre 3, 2012

manifestazione contro la chiusura di 11 linee ferroviarie

manifestazione contro la chiusura di 11 linee ferroviarie

Il 6 ottobre 2012 dalle ore 10 i cittadini piemontesi colpiti dalla decisione della Regione Piemonte di sopprimere il servizio ferroviario passeggeri su 11 linee – per una lunghezza complessiva di 460 km che rappresentano il 24 % dell’estensione della rete ferroviaria di RFI in Piemonte – manifesteranno presso la stazione di Cuneo, e saliranno tutti insieme sugli “autobus sostitutivi”.
Il servizio sostitutivo con autobus, infatti, comporta tempi di percorrenza notevolmente superiori, con una offerta di posti ridotti. Insomma prendere il treno o l’autobus non è la stessa cosa.
Il Comitato difesa ferrovie locali Cuneo chiede il ripristino del servizio ferroviario viaggiatori sulle linee soppresse, chiede una rete ferroviaria efficiente, che consenta di usare il mezzo pubblico come valida alternativa all’automobile.

La linea ferroviaria Ceva-Ormea: una risorsa locale per il futuro del trasporto pubblico in Alta Valle Tanaro

febbraio 25, 2012

di Massimo Andreis Allamandola

Il viadotto Ferroviario ad Ormea

Il viadotto Ferroviario ad Ormea, Foto F. Bonfiglietti


La realizzazione della linea ferroviaria Ceva-Ormea risale al 1893, ed avrebbe potuto, secondo un disegno giolittiano, collegare Ceva con Imperia in Liguria, con valico a soli 584 m slm. Tuttavia per ragione di politiche nazionali (tra Italia e Francia) e militari si dette la priorità alla Cuneo – Ventimiglia, nonostante il garessino ing. Vicarj avesse avvertito dell’anti-economicità di tale valico a 1040 m di quota. La ferrovia Ceva-Ormea rimase così una ferrovia di valle in grado di servire tutti i comuni dell’Alta Valle Tanaro da Ceva fino ad Ormea. Negli anni recenti, la ferrovia dell’Alta Valle Tanaro è stata trascurata e marginalizzata. Molte stazioni sono in un evidente stato di abbandono e lasciate ormai da molti anni senza manutenzione, nonostante paradossalmente il treno vi corra ancora, innescando dunque questioni di sicurezza per gli stessi passeggeri (oggi per la maggior parte studenti o pendolari). Alcuni Comuni come ad esempio Ormea o Nucetto hanno iniziato a lavorare per recuperare gli edifici ed adibirli a strutture per la comunità, ma sono ancora esempi puntuali e sporadici all’interno di una situazione di generale abbandono.
Per completare il quadro , durante l’estate, e ogni week end dell’anno, la linea è soppressa e sostituita da un servizio di autobus sulla SS28 che collega la Regione Liguria verso la città di Imperia. (in estate il carico di traffico sulla SS28 è di gran lunga maggiore quindi il servizio ferroviario potrebbe aumentarne la sicurezza).
La strada principale della Valle Tanaro (la SS 28) sta gradualmente diventando un “corridoio di trasporto” utilizzato da molti TIR e camion internazionali, provenienti da Ventimiglia, che attraversano il Basso Piemonte in direzione dell’Europa orientale perchè vedono, in questo “valico senza pedaggio” una conveniente alternativa all’Autostrada dei Fiori tra Imperia e Savona e alla tratta Savona–Ceva della A6. Come se non bastasse, nei “week-end”, soprattutto in quelli estivi, la SS28 è percorsa da migliaia di macchine che da Torino e da altre città piemontesi si dirigono verso la costa ligure di Imperia e Ventimiglia, creando a volte lunghe code di auto nelle tranquille sere d’estate val tanarine. In questo contesto è chiaro che il servizio di autobus che utilizza la SS28, in sostituzione del treno, va in senso contrario alla necessità di riequilibrio modale ferro-gomma e di certo non valorizza le potenzialità del sistema ferroviario locale, che è un bene pubblico.
Lo stesso servizio di autobus sulla statale 28 (la ex-Viani oggi RT Piemonte). In questo panorama valtanarino, non vengono tenuti in considerazione i costi esterni indotti (ambientali e sociali legati al disservizio offerto) e quelli onerosi (fino a 60% a fondo perduto, per l’acquisto di nuovi bus) a carico della regione per la contribuzione e la gestione dello stesso trasporto su gomma del TPL, come si legge ad esempio sul DGR n. 30-2362 del 22 luglio 2011, dal DGR n 19-3042 del 5 dicembre 2011 e dal DD n. 307/DB1204 del 15 dicembre 2011 da parte della Giunta Regionale. effettua molti viaggi in concorrenza diretta con il sistema ferroviario, senza rotture di carico tra Imperia e Cuneo, attraverso l’Alta Valle Tanaro dove, di fatto, si sta promuovendo una integrazione del trasporto pubblico dal ferro alla gomma, esattamente al contrario delle richieste regionali o europee che vorrebbero invece una integrazione dalla gomma al ferro. La tratta che utilizza i bus sostitutivi di Trenitalia, sulla Ceva Ormea, è una tratta gestita da una società inter-regionale, la RT Piemonte (Riviera Trasporti Piemonte) con sede ad Imperia in Liguria ma con una sede amministrativa ad Ormea, in grado dunque di usufruire degli incentivi al trasporto su gomma della Regione Piemonte. Inoltre, essendo la RT Piemonte una società inter-regionale, non riesce ad offrire il servizio del Biglietto Integrato Piemonte, servizio che dovrebbe offrire una integrazione regionale di tutto il trasporto pubblico nella Regione. Al contrario, la RT Piemonte ha integrato (o meglio sottratto) oltre il 50% del “traffico ferroviario” della Ceva-Ormea verso il trasporto su gomma del servizio di Trenitalia, ed in parallelo mantiene molte corse parallele sulla linea, come la Mondovì – Ceva e la tratta Cuneo – Imperia, quindi creando una sovrapposizione di linee e di corse e allo stesso tempo rendendo molto difficile l’integrazione dei biglietti per gli studenti, i pendolari o i fruitori occasionali.
La tratta che utilizza i bus sostitutivi di Trenitalia, sulla Ceva Ormea, è una tratta gestita da una società inter-regionale, la RT Piemonte (Riviera Trasporti Piemonte)1 con sede ad Imperia in Liguria ma con una sede amministrativa ad Ormea, in grado dunque di usufruire degli incentivi al trasporto su gomma della Regione Piemonte. Inoltre, essendo la RT Piemonte una società inter-regionale, non riesce ad offrire il servizio del Biglietto Integrato Piemonte, servizio che dovrebbe offrire una integrazione regionale di tutto il trasporto pubblico nella Regione. Al contrario, la RT Piemonte ha integrato (o meglio sottratto) oltre il 50%
del “traffico ferroviario” della Ceva-Ormea verso il trasporto su gomma del servizio di Trenitalia, ed in parallelo mantiene molte corse parallele sulla linea, come la Mondovì – Ceva e la tratta Cuneo – Imperia, quindi creando una sovrapposizione di linee e di corse e allo stesso tempo rendendo molto difficile l’integrazione dei biglietti per gli studenti, i pendolari o i fruitori occasionali.
Insomma, al posto di offrire un servizio integrato la ferrovia e la linee degli autobus in Alta Valle Tanaro si fanno concorrenza e complicano al posto di facilitare l’offerta di un servizio pubblico chiaro ed efficiente, su un territorio e su una strada, la SS28, non di certo rinomata per la sua sicurezza. La ferrovia, in una strada di montagna come la SS28, è chiaramente il mezzo più pratico, razionale e affidabile per il trasporto pubblico, sia in inverno con la neve (a parte il gelo estremo che metterebbe fuori uso anche i bus) sia in estate con le lunghe code sulla statale ed è di gran lunga più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Un patrimonio pubblico, il sistema ferroviario di valle, che andrebbe valorizzato e non di certo cancellato a favore di forme di trasporto poco affidabili in termini di sicurezza (sulla SS28) ed in termini di orari ( i bus in caso di maltempo non riescono a rispettare e garantire le coincidenze con il servizio ferroviari).
Ricordiamo ad esempio uno dei molti casi in valle quando un Lunedi’ 25 Gennaio 2010, un bus sostitutivo della ferrovia proveniente da Ormea, non e’ riuscito a raggiungere Ceva in tempo per permettere ai ragazzi di prendere la coincidenza con il treno delle 7:30 per Torino, dopo una nevicata, quando la ferrovia dovrebbe rivelarsi il mezzo più pratico ed affidabile. (“Fs cancellano il treno senza mai avvertirci” La Stampa, 31 Gennaio 2010).
Inoltre la ferrovia potrebbe (anzi dovrebbe, come bene pubblico) essere utilizzata per il trasporto merci di una rinata economia locale delle valle (sia essa agricola, artigiana o industriale). La riapertura dello scalo merci di Garessio potrebbe “togliere” dalla SS28 almeno 60 camion al giorno per il trasporto di acque minerali marchio San Bernardo di Garessio, come da tempo si è tornati a fare in altri paesi europei, anche per il trasporto ferroviario di merci su brevi distanze. In questo contesto tutti i piazzali delle stazioni potrebbero attivarsi per la gestione della logistica delle attività economiche locali che la ferrovia può rendere competitive. (Negli anni 50’ Garessio ed Ormea producevano mele per tutto il cuneese !). Per il trasporto passeggeri, basterebbe innanzitutto evitare corse bus e treno concorrenti, magari integrando il servizio della RT Piemonte da Imperia ad Ormea con il servizio ferroviario della Ceva-Ormea (attestamento ad Ormea delle corse da Imperia) in modo da rendere il treno la “spina centrale del trasporto pubblico di valle” ed offrire un servizio di trasporto pubblico integrato e competitivo tra Piemonte e Liguria e, nel futuro, integrando la linea all’interno di una riorganizzazione del trasporto pubblico in Granda con le potenzialità del recupero dell’intero patrimonio ferroviario della nostra Provincia ; significative sono le recenti proposte del
Progetto METROGRANDA, Politecnico di Torino, Mattia Giusiano, Andrea Delpiano, Marco Barbieri

Progetto METROGRANDA, Politecnico di Torino, Mattia Giusiano, Andrea Delpiano, Marco Barbieri

Progetto METROGRANDA del Politecnico di Torino al recente Convegno di Bra del novembre 2011 dal titolo “Le ferrovie sotto la Zizzola, Bra nodo ferroviario“.
In quest’ottica, anche nella limitazione del consumo di suolo e di nuove infrastrutture, siano esse ferroviarie o stradali, il valico ligure della tratta ferroviaria Ceva-San Giuseppe di Cairo potrebbe essere potenziato e nel futuro raddoppiato in quanto si tratto dell’unico collegamento ferroviario esistente tra la nostra regione del Basso Piemonte e Savona; un collegamento più efficace e maggior frequente con la Liguria potrebbe sicuramente giovare anche al nostro territorio da Mondovì e Ceva sino ad Ormea, sia dal punto di vista turistico, sia dal punto di vista commerciale. A questo punto sarebbe in effetti necessario che la Provincia di Cuneo, applichi le indicazioni previste dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) approvato nel 2004, con “L’obiettivo strategico (…) dello sviluppo sostenibile della società e dell’economia cuneese, attraverso l’analisi degli elementi critici e dei punti di forza del territorio provinciale ed una valorizzazione dell’ambiente in cui tutte le aree di una Provincia estremamente diversificata possano riconoscersi”
Nel Documento Programmatico del
Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

, la politica “A.6.4 Politiche di riorganizzazione degli insediamenti, delle relazioni e degli scambi nel corridoio infrastrutturale Mondovì –Ceva”, promuove la riorganizzazione del corridoio infrastrutturale tra i Comuni di Mondovì e Ceva (includendo l’Alta Valle Tanaro). Tale politica suggerisce la creazione di un “servizio vicinale” tramite il sistema ferroviario, in grado di connettere Mondovì e Ceva con l’Alta Val Tanaro, al fine di promuovere una sostenibilità a lungo termine di qualità ambientale e sociale in un quadro competitivo.
Come si evince dal PTCP, la valorizzazione della SS28 e la valorizzazione del Servizio ferroviario per il trasporto pubblico, turistico e merci, sono paralleli e complementari (e non antitetici) al miglioramento dei servizi locali.
Infine alla luce di tali proposte e della auspicata applicazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) sul servizio ferroviario vicinale Mondovì-Ceva-Val Tanaro, sarebbe a mio parere necessario riproporre, in chiave di transizione dalla gomma al ferro, il PROGETTO MOVICENTRO, una delle iniziative messe in campo dalla Regione Piemonte per promuovere forme di trasporto più sostenibili anche nei nostri Comuni dell’Alta Valle Tanaro.
Tale programma ha previsto, in corrispondenza di nodi significativi delle reti di trasporto pubblico e privato, la realizzazione di una serie di poli di interscambio (interventi destinati a connettere due o più modi di trasporto) al fine di rendere più agevole e funzionale la mobilità delle persone. Le stazioni di Ormea, Garessio e Ceva potrebbero ospitare a tutti gli effetti un servizio di integrazione treno-bus, treno-macchina o treno-bicicletta in grado di ridurre il pesante carico di veicoli privati sulla SS28, aumentando conseguentemente la sicurezza stradale e favorendo e promuovendo un sistema di trasporto pubblico più sostenibile, facilmente integrabile con il progetto Movicentro nella stazione di Mondovì.
Progetto Movicentro

Progetto Movicentro


Il principio funzionale del progetto è che “al fine di offrire un’immagine unitaria del trasporto collettivo (gomma e ferrovia) e di facilitare l’accesso ai servizi di trasporto pubblico è necessario che i principali mezzi di trasporto collettivo su gomma confluiscano nel nodo di interscambio”. Per alcune amministrazioni locali il progetto di integrazione bus-treno, potrebbe inoltre rappresentare un importante lavoro di confronto con una pluralità di soggetti istituzionali (Ferrovie, Regione, Province, aziende di trasporto pubblico locale) in grado di porre le basi per una sostenibilità economica ed ambientale del servizio di trasporto pubblico in Alta Valle Tanaro, da troppo tempo frammentato e poco valorizzato ed integrato; questo problema, ha infatti causato anche una graduale perdita di persone che utilizzano questa tratta a causa dei continui disservizi e delle continue sostituzioni bus-treno, preferendo anche per brevi tratte (Ormea-Ceva, Garessio-Ceva, ecc…) l’utilizzo del mezzo privato sulla SS28.
Spero che il tavolo di lavoro che si sta aprendo oggi sulla questione della Ceva-Ormea, possa diventare una occasione “pubblica” di condivisione di intenti, tra i Sindaci, la Comunità Montana e la popolazione tutta dell’Alta Valle Tanaro e possa essere funzionale ad un ripensamento del futuro servizio di trasporto locale in valle, a partire dalle infrastrutture esistenti che attendono solo di essere valorizzate; si otterrebe in questo modo un risultato tanto semplice quanto sorprendente: la gente inizierebbe ad utilizzare il treno !

area di scambio bus-treno

area di scambio bus-treno

Nuova sperimentazione a Parigi della distribuzione di merci su tram in aree urbane

dicembre 4, 2011

tram a Parigi

tram a Parigi

Dopo l’insuccesso dell’esperimento di Amsterdam, dove i costi erano risultati troppo elevati, si sta svolgendo a Parigi una nuova sperimentazione del trasporto di merci su tram in aree urbane. Il progetto TramFret è stato preparato a partire dal 2010 ed ora viene sperimentato a Parigi dal 14 novembre al 10 dicembre 2011: sulla linea 3, su un tratto di otto km tra Pont du Garigliano e Porte d’Ivry, da lunedi a sabato si svolgeranno ogni giorno due corse di tram senza passeggeri. Questa sperimentazione senza carico serve a verificare la possibilità di intercalare delle corse per le merci tra due corse passeggeri.
Lo studio per il progetto è stato promosso dall’Atelier parisien d’urbanisme (Apur), insieme alla RATP, la regione dell’Ile-de-France e l’Ademe. Le motivazioni del progetto: nell’Ile-de-France si svolgono ogni giorno un milione di consegne, e la rete dei tram dovrebbe superare i 100 km nel 2020.

Fonti: MobiliCités ; bLOG-durable
Studio TramFret: Le projet TramFret (PDF, 13,4 MB)

Nuova rubrica “Trasporti e riporti”

maggio 16, 2011

Questo blog ospita una nuova rubrica, “Trasporti e riporti“, di Marmotta Girevole.
Il primo articolo della rubrica è “Diamanti d’argilla” e riguarda un esempio molto concreto di trasferimento modale “capovolto”, “dalla rotaia alla strada”, cioè in cui la preferenza viene data al trasporto su strada anche per merci che sono idonee al trasporto ferroviario, in presenza di linee adeguate. La necessità di trasferire il trasporto merci dalla strada alla rotaia viene affermata a parole dall’Unione Europea, da tutti i governi e anche da qualche politico, ma in Italia l’automobile ed i camion sono padroni dell’economia e delle menti, per cui anche nei casi in cui il trasporto su ferro è chiaramente più conveniente sia dal punto di vista economico che da quello ambientale, c’è sempre un qualcosa o qualcuno che cercherà di impedirlo. Di fronte alla crisi delle grandi imprese ferroviarie nazionali che stanno abbandonando il trasporto merci alla strada (anche perchè sia in Italia che in Francia poi fanno di tutto per impedire che altre imprese concorrenti conquistino gli spazi lasciati liberi), il tema del trasferimento modale diventa urgente ed essenziale per una politica dei trasporti e dell’ambiente. Non è possibile limitarsi a ripetere lo slogan del trasferimento modale e invece occorre entrare nel merito dei tanti casi in cui esistono alternative possibili alla monocultura del camion.

Trasporto ferroviario di merci su brevi distanze: un esempio dall’Austria

aprile 11, 2010

impianto di caricamento della ghiaia

impianto di caricamento della ghiaia

In determinate condizioni (industrie a tecnologia avanzata e trasporto di rinfuse, prodotti pesanti e di basso valore) è possibile e conveniente il trasporto di merci su ferrovia a breve distanza (50-60 km). Lo dimostra il caso dell’impresa austriaca Asamer, che possiede cave e cementifici in Austria e all’estero, che ha scelto di trasportare la ghiaia estratta a Roitham al suo cementificio di Linz su ferrovia e non più su strada, su una distanza di quasi 60 km. In tal modo verranno evitati ogni anno 14.500 viaggi di camion, per un percorso totale di 850.000 Km e un consumo evitato di 350.000 litri di diesel. Per questo l’azienda ha costruito un nuovo impianto di caricamento a Roitham e dei raccordi ferroviari a Roitham e a Linz. Inoltre l’apposito impianto di lavaggio della ghiaia a Roitham è in grado di riciclare l’80% dell’acqua utilizzata.
locomotore Siemens eurorunner

locomotore Siemens eurorunner

Il trasporto ferroviario viene gestito dalle società ÖBB e Stern & Hafferl. Quest’ultima, un’azienda regionale di trasporto pubblico che gestisce anche ferrovie locali, si è dotata di una locomotiva tipo Eurorunner (ÖBB 2016) Siemens con telecomando, grazie al quale il macchinista può eseguire le manovre necessarie. La scelta della ditta Asamer è stata premiata dal Ministero austriaco dell’ambiente con il premio per la sostenibilità.
Fonti: nachrichten.at e Forum-Train.fr

Nuovo libro sulla mobilità sostenibile e le alternative all’auto

giugno 24, 2009
noauto

noauto

E’ uscita la traduzione italiana del libro di Marcel Robert col titolo “NoAuto. Per la fine della civiltà dell’automobile”, pubblicata da Asterios editore, Trieste, 2009, 108 p., 12,00 euro.
Per non aumentare i costi della stampa, le immagini a colori sono state rese accessibili sul sito: noauto.wordpress.com
Il libro è in distribuzione nelle librerie. In alternativa, può essere richiesto direttamente all’editore info@asterios.it che lo invierà contrassegno senza spese postali.

Nuovo libro sulla mobilità sostenibile: Viaggiare leggeri di Andrea Poggio

aprile 9, 2008

Viaggiare leggeri A seguito della guida di Andrea Poggio “Vivi con stile” sugli stili di vita ecosostenibili, è ora uscita una nuova guida dedicata alla mobilità sostenibile. Pubblicata dall’editore Terre di Mezzo, il libro contiene 100 consigli pratici per “vivere con stile” e risparmiare negli spostamenti quotidiani. “Obiettivo: spostarsi ottimizzando tempi, costi e rispetto per l’ambiente. In pratiche schede, le indicazioni utili per bambini, anziani, professionisti, studenti, disabili. Alla ricerca di nuove strade – dal car sharing alle centrali della mobilità – per viaggiare in modo più leggero.” L’autore, Andrea Poggio, è vicedirettore generale di Legambiente. Responsabile del “Premio all’innovazione amica dell’ambiente” e della campagna “Puliamo il mondo”, nel 2001 ha avviato a Milano il primo servizio di car sharing italiano. Fondatore del mensile La nuova ecologia, ha pubblicato i libri Ambientalismo (Editrice Bibliografica, 1996) e Vivi con stile (Terre di mezzo Editore, 2007).

Andrea Poggio, Viaggiare leggeri, Terre di mezzo Editore, aprile 2008, 184 pagine, isbn: 9788861890473, 12.00 euro